lunedì 29 giugno 2009

La Valle di Qadisha, valle di cedri e monasteri

La Valle di Qadisha, in arabo Wadi Qadisha, si trova nella zona settentrionale del Libano e in alcuni tratti assume la forma di una gola rocciosa spettacolare, disegnata nelle sue forme sorprendenti dal fiume Qadisha. Forse il tratto più suggestivo di questa valle è quello che va dal villaggio di Tourza a quello di Bcharré, che è il paese natale di Khalil Gibran. Ma oltre che per le sue bellissime forme naturali, la Valle di Qadisha è molto interessante da visitare anche perché ospita sui suoi pendii larghe distese di cedri, simbolo nazionale, e una notevole concentrazione di monasteri cristiani, costruiti nelle pareti rocciose della valle fin dal X secolo d.C., quando gruppi di cristiani maroniti provenienti dall'entroterra siriano, si rifugiarono qui perché perseguitati dai bizantini, in quanto considerati eretici. Il più grande di questi monasteri è il Deir Mar Antonios Qozhaya, noto anche per essere stato, a partire dal 1585, il primo centro stampa del Medio Oriente. Poi c'è il Dair Qannubin, famoso per essere stato per secoli la dimora del patriarca maronita e per i suoi affreschi in stile bizantino, il Dair Saydet Hamatoura, un monastero ortodosso che ospita interessanti dipinti medioevali, e il Deir Mar Maroun, dove si possono notare scavate nelle rocce tutte le celle per monaci, costruite su più livelli collegati tra di loro con piccole scalette a chiocchiola. Oltre ai monasteri, nella valle è possibile visitare anche molteplici cappelle e grotte utilizzate dai monaci lungo i secoli. Tra queste forse una delle più importanti la grotta di Qadisha, dove si trova la sorgente del fiume Qadisha. Qui è possibile vedere alcuni video sulla Valle di Quadisha e sui suoi monasteri.

lunedì 22 giugno 2009

Jurmala, mare e relax sulla costa della Lettonia

E' uno dei centri balneari più famosi di tutti i paesi baltici. Si chiama Jurmala e giace a circa 25 km dalla capitale della Lettonia, Riga. Il centro di questa località turistica lettone è sicuramente la spiaggia, che si snoda per più di 30 km tra il Golfo di Riga e il fiume Lielupe. Una spiaggia spaziosa, che offre sia la tranquillità per passare ore di relax sul mar baltico sia gli spazi per fare un po' di sport da spiaggia come il beach football e il beach volley. Dietro la spiaggia si distendono ampie pinete che assicurano una quiete naturale alla costa. Oltre a spiaggia e pinete, altre bellezze naturali si possono ammirare nei parchi naturali che si possono visitare intorno a Jurmala, tra cui forse il più importante è il Kemeri National Park. Camminando per Jurmala, si possono ammirare anche le vecchie casette in legno risalenti alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX secolo, presenti a migliaia in questa località e di cui alcune sono in stile Art Noveau. Alcune vecchie case in legno abitate dai vecchi pescatori del posto, si possono ammirare anche all'interno del parco naturale Raga Kapa. In tutto sembra che siano più di 400 gli edifici storici protetti come bellezze architettoniche del luogo. Per chi volesse avere ulteriori informazioni su Jurmala, questo è il sito della città, anche in inglese.

lunedì 15 giugno 2009

I Basotho, etnia principale del Lesotho

Lesotho letteralmente significa "La terra del popolo che parla sotho". Il popolo che parla sotho, e in particolare sesotho, una lingua particolare del gruppo delle lingue sotho, è quello dei Basotho, l'etnia principale di questo paese, che costituisce circa l'80% della popolazione totale. I Basotho sono un gruppo etnico del gruppo bantu-ngoni, e giunsero in questa terra agli inizi del XIX secolo quando, sotto la guida del re Moshoeshoe I (Moo shway shway I), per sfuggire all'espansione zulu e alla tratta degli schiavi, si ritirarono qui attraverso la catena montuosa dei Drakensberg. I Basotho oggi tuttavia non sono presenti solo in Lesotho, ma anzi, in numero maggiore, popolano anche alcune regioni del Sud Africa. La società dei Basotho è una società patriarcale dove la donna, una volta sposata, appartiene in tutto e per tutto alla famiglia del marito. Per il matrimonio, vige ancora l'usanza del "prezzo della sposa", ossia il pagamento di una certa somma di denaro dalla famiglia dello sposo a quella della sposa, un passaggio di beni ossia opposto a quello della dote. La gestione politica delle comunità avviene attraverso un sistema gerarchico di autorità e sottoautorità, e la cellula base della società Basotho rimane ancora il villaggio, che ha al suo centro la capanna del capo villaggio. Una delle principali attività degli uomini Basotho è l'allevamento di mucche e pecore, che essi iniziano molto presto nella loro vita, quando hanno solo 5-6 anni. A quell'età già essi partono con gli adulti e stanno per mesi lontano dal villaggio ad allevare gli animali, sulle montagne del Lesotho, dovendo sopportare nella stagione invernale anche freddi molto rigidi. Per spostarsi sulle montagne del loro paese, i Basotho usano cavalli, pony e scimmie. Per quanto riguarda invece l'abbigliamento dei Basotho, due vestiti specifici sono le coperte, spesso colorate, che portano a mo' di giacca e i copricapi, di diverse forme e diversi colori. Per conoscere meglio i Basotho, qui è possibile vedere alcune immagini che li ritraggono con il loro abbigliamento tradizionale, mentre questo è un video in inglese che racconta i Basotho e le loro credenze religiose.

lunedì 8 giugno 2009

Il Museo Nazionale di Kuwait City

Prima dell'invasione irachena, il Museo Nazionale di Kuwait City ospitava una delle collezioni di arte islamica più importante al mondo, chiamata Al-Sabah, ed era una delle mete culturali più visitate nell'area del Golfo Persico. Purtroppo gli invasori rubarono quasi tutti gli oggetti del Museo e diedero fuoco all'intero edificio. Da allora c'è stato il tentativo di ripristinare l'antico splendore del Museo. Oggi pare che l'Iraq abbia restituito il 90% degli oggetti che costituivano la collezione Al-Sabah, e una sala restaurata sul retro del cortile del Museo permette di organizzare ogni tanto delle esposizioni temporanee. Il Museo fu progettato da Michel Ecochard negli anni '60, ma la sua costruzione iniziò solo nel 1981, e le varie sale aprirono nel corso degli anni '80. L'intento del Museo era anche quello, oltre che esporre la famosa collezione Al-Sabah, di far fare un tuffo nel passato e nelle tradizioni del popolo originario del Kuwait, composto prevalentemente da beduini, con la possibilità di ammirare alcune ricostruzioni dei vecchi suq, le vecchie tecniche di costruzioni delle navi, alcuni prodotti di artigianato locale e dei resti archeologici provenienti dall'isola di Failaka. Oggi, vicino al Museo Nazionale, si trova anche, in un edificio chiamato Sadu House e costruito tutto in gesso e corallo, la sede di una fondazione culturale e di un museo che hanno l'obiettivo di far conoscere e valorizzare l'artigianato beduino.

lunedì 1 giugno 2009

La Phoenix Islands Protected Area, la riserva marina più grande al mondo

Phoenix Islands Protected Area (PIPA) è la più grande area marina protetta del mondo con i suoi 410.500 chilometri quadrati. Questa riserva è una parte dell'immensa area dello stato di Kiribati, uno stato fatto più di mare che di terra, costituito da 3 arcipelaghi molto distanti l'uno dall'altro (l'arcipelago delle isole Gilbert, quello delle isole della Fenice, e quello delle isole della Linea o Sporadi equatoriali) e da un'isola vulcanica isolata chiamata Banaba. In tutto le 33 isole di Kiribati coprono un'area di più di 3 milioni e mezzo di chimoletri quadrati. Per raggiungere la Phoenix Islands Protected Area bisogna fare un viaggio in nave di 5 giorni partendo dalla capitale di Kiribati, Tarawa Sud. Quando si arriva ci si trova in un'area in cui veramente non sembra sia già arrivato l'uomo, per il paesaggio incontaminato, per l'assenza di strutture turistiche e per la ricchezza dell'ecosistema presente. Tra le ricchezze più preziose della Phoenix Islands Protected Area, le sue barriere coralline, che sembrano essere tra le più antiche del mondo. Qui si possono trovare pesci che difficilmente si trovano in altre parti del mondo. Particolarmente tipici sono i giovani squali e i tonni che abitano il mare delle 8 isole che formano la Phoenix Islands Protected Area. In tutto qui vivono 509 specie diverse di pesci. Ma non sono solo i pesci colorati e tropicali a rendere spettacolare la popolazione animale della Phoenix Islands Protected Area. Anche le specie rare di uccelli marini che si possono osservare nell'area rendono unica la fauna del posto. Per avere un'idea della bellezza e dell'unicità della Phoenix Islands Protected Area, è possibile vedere questo video, su un sito dove si possono raccogliere anche altre informazioni su questa immensa riserva marina.

lunedì 25 maggio 2009

Il lago Song-Köl, gioiello del Kirghizistan a più di 3.000 metri di altezza

Nella regione centrale del Kirghizistan, a poco più di 3.000 metri di altezza, si trova il lago Song-Köl (chiamato anche Son-Kul), una delle bellezze naturali più interessanti del Kirghizistan. Per arrivarci bisogna percorrere una strada sterrata che fa circa 1.000 metri di dislivello, risalendo una valle abbastanza chiusa e desertica. Quando si arriva a circa 3.000 metri si scollina e si arriva a una valle verde fatta di praterie, dove, nella stagione estiva, si trovano i pastori nomadi che vengono da altre regioni che portano qui su i loro animali a pascolare, soprattutto mucche e cavalli. Sparse qua e là le yurte dei pastori, le abitazioni mobili, simili a grandi tende attrezzate, usate ancora da molti popoli nomadi dell'Asia. Il lago Song-Köl, di un colore turchese intenso, è abbastanza grande per essere un lago d'alta quota tra le montagne. Intorno al lago è possibile imbattersi in diverse specie di animali protetti, tra cui lupi e diversi uccelli acquatici come l'oca indiana. A quest'altezza particolarmente spettacolare è contemplare le luci di alba e tramonto riflesse nel lago, respirando a pieni polmoni l'aria pulita, fresca e cristallina che si respira qui, nel centro del Kirghizistan. In questo video è possibile avere un'idea del paesaggio che si trova sul lago Song-Köl.

lunedì 18 maggio 2009

Lamu, arcipelago, isola e città del Kenya ricche di storia e di bellezze naturali

Nella parte alta della costa kenyana che dà sull'Oceano Indiano, si trova un piccolo arcipelago di sette isole e altre isolette molto piccole che si chiama Lamu. Questo stesso nome è anche il nome di un'isola e di una città dell'arcipelago. Le isole dell'arcipelago di Lamu sono una affianco all'altra, tutte separate da canali di acqua stretti e poco profondi, con distese di mangrovie verso la terra ferma e barriere di corallo e dune di sabbia verso il largo dell'Oceano Indiano. Dell'isola di Lamu, la più importante dell'arcipelago insieme a quella di Manda, molto bella è la sua spiaggia, una distesa di sabbia bianca lunga una dozzina di km costellata di palme e baobab. Passeggiare per le stradine tortuose di Lamu significa entrare in contatto con un mondo e uno stile di vita che sembrano rimasti intatti da secoli, fin da quando sorsero in quest'area i primi insediamenti commerciali degli arabi. La cultura araba si incontrò con quella africana locale e si sviluppò la cultura swahili ed è sempre stata questa commistione a caratterizzare il mondo di Lamu. Un mondo fatto di stradine strettissime, di case colorate con i portoni in legno lavorati dagli artigiani locali, di donne che passeggiano avvolte nei loro bui-bui, e di asini che portano di tutto diffondendo tutt'intorno l'eco del rumore dei loro zoccoli. Anche la città di Lamu offre uno spettacolo storico-culturale degno di nota che parla dell'incontro della cultura araba con quella africana, con il suo centro storico dove gli edifici swahili classici con infissi finemente intagliati si alternano alle piccole moschee sparse per la città. Per chi volesse conoscere meglio l'arcipelago di Lamu, con l'isola e la città che portano questo stesso nome, qui è possibile trovare una mini-guida in inglese, questi sono dei video girati là, mentre qui è possibile vedere alcune foto delle isole di Lamu.