lunedì 22 febbraio 2010

Isla Grande, affascinante angolo di Panama

Si chiama Isla Grande, ma in realtà è piccolissima: 5 per 1,5 km. Ma forse si chiama cosi perché è la più grande dell'arcipelago di isole in cui è incastonata. I suoi abitanti sono appena qualche centinaio e sono tutti discendenti dagli africani trasportati qui come schiavi. In modo particolare essi sembrano discendere da africani della Guinea e del Congo, da cui deriva il loro nome usato sull'isola, Congos. Su Isla Grande si vive in modo molto semplice, prevalentemente di pesca, anche se si ricava un po' di sussistenza anche dalla noce di cocco, in grande quantità su quest'isola. I Congos praticano una religione in cui ad alcuni elementi del Cristianesimo si mescolano riti e credenze magiche. Isla Grande è nota per la bellezza del suo mare, godibile con qualche bella nuotata o qualche escursione di snorkelling. Una costruzione famosa dell'isola è il faro, che si erge su una collina nella parte orientale dell'isola, e che fu costruito dai francesi nel XIX secolo, e che fu disegnato, pare, da Gustav Eiffel. Dopo aver salito le scale costruite per facilitare l'ascesa al faro, si arriva proprio sotto il faro, dove si può godere della vista dell'Oceano Atlantico e del forte vento che soffia, assaporando un'atmosfera unica fatta di sensazione di libertà e di immersione nella natura. Per conoscere meglio Isla Grande, queste sono alcune immagini, mentre questi sono alcuni video girati lì.

lunedì 15 febbraio 2010

Jellyfish Lake, il lago delle meduse a Palau

Il Jellyfish Lake, Ongeim'l Tketau nella lingua del posto, e Lago delle Meduse in italiano, è uno delle decine e decine di laghi marini presenti nelle oltre 300 isole che formano la Repubblica di Palau. Questo lago si trova nell'isola di Eil Malk, dell'arcipelago delle Rock Islands. Per arrivarci, bisogna arrampicarsi su per la foresta, camminando tra piante e uccelli di specie rare e talvolta poco conosciute, e poi nuotare in un canale tra le mangrovie, canale che porta al lago. Ma cosa rende unico questo lago di Palau? Le meduse, le Mestigias Papua, meduse dorate e innocue che a migliaia, ogni giorno, si spostano da una parte all'altra del lago. Si tratta di meduse fragilissime, che rischiano di spezzarsi a ogni movimento "umano" brusco. Per questo, chi fa snorkelling nel Jellyfish Lake, lo fa molto lentamente e con molta attenzione. Questo lago, nato circa 12.000 anni fa e profondo una quarantina di metri circa, è collegato all'Oceano Pacifico attraverso diversi tunnel e fessure scavate nel corso dei secoli nella roccia calcarea della zona; tuttavia esso è sufficientemente isolato da avere un ecosistema suo, specifico e diverso da quelli presenti negli altri laghi dell'arcipelago. Per conoscere meglio il Jellyfish Lake, queste sono alcune immagini, mentre questi sono alcuni video girati lì.

lunedì 8 febbraio 2010

Karachi, la città più grande del Pakistan

Karachi è la città più grande del Pakistan, con più di 15 milioni di abitanti. Tra questi più del 40% sono muhajir, un'etnia di musulmani che parlano la lingua urdu. Vi sono poi nella città anche minoranze di sindhi, pashtun, kashmiri e altre etnie ancora. Alle periferia della città talvolta sorgono delle baraccopoli dove vivono i rifugiati provenienti da zone del mondo vicine interessate da guerre e povertà, come gli afghani e gli arakani del Myanmar. Nel 1947, anno dell'indipendenza del Pakistan, Karachi era diventata la capitale del Paese. Ora la capitale politica del Pakistan è Islamabad, ma Karachi rimane la capitle economico-finanziaria. A proposito di finanza, da visitare è la I.I Chundrigar Road, centro finanziario della città e soprannominata la "Wall Street del Pakistan". Karachi è anche importante perché qui è nato colui che viene considerato il fondatore del Pakistan, Mohammed Ali Jinnah. E proprio qui si trova il monumento a lui dedicato, il Qa'id-e-A'zam Mausoleum. Altro edificio da non perdere a Karachi è la moschea di marmo bianco con il cupolone più grande al mondo, chiamata Defence Housing Society Mosque. Per fare invece una passeggiata tra i mercati della città, bisogna andare nel quartiere centrale di Saddar, dove si vendono tappeti, pellicce, giacche di pelle, borse di serpente, sciarpe di seta e oggetti artigianali d'ogni genere. A sud della città invece ci sono delle località balneari per il riposo, tra cui Clifton Beach e l'Isola di Manora. Per chi vuole raccogliere ulteriori informazioni su Karachi, questo è il sito della città, in inglese, mentre in questo video si possono vedere, in successione, alcune foto di diverse zone della città.

lunedì 1 febbraio 2010

Schiedam, la città dei mulini più alti al mondo

Schiedam è una cittadina che sorge nell'area metropolitana di Rotterdam, da cui dista circa 4 km, nella regione meridionale dell'Olanda. E' una delle città olandesi più ricca di patrimonio storico-culturale. Tra gli elementi più interessanti che formano questo patrimonio, sicuramente ci sono i 5 mulini rimasti dei 19 che erano originariamente presenti nella città. Due di questi mulini sembra che siano i più alti al mondo, superando l'altezza di 33 metri. Sono il mulino chiamato De Noord (Il Nord) e quello chiamato De Vrijheid (La Libertà). Mentre nel mulino chiamato De Nieuwe Palmboom (La Nuova Palma) c'è un museo che mostra la storia dei mulini di Schiedam. Questi mulini furono costruiti cosi alti per arrivare a prendere il vento elevandosi sopra i tetti della città. Essi servivano soprattutto per l'industria della distillazione di ginepro, il gin olandese, prodotto di punta della cittadina. Ma i mulini non sono l'unico valore storico di Schiedam. Infatti questa cittadina ospita quasi 200 monumenti di valore storico. Tra questi la Liduina Basilek, la Chiesa dove sono custodite le reliquie di Santa Liduina, santa olandese molto venerata, il mercato del grano, i ponti e le vecchie facciate dei magazzini, lungo i porti interni, e il Museo Nazionale della Distilleria, fondato nel 1966 all'interno di una fabbrica del XVII secolo. E ancora è bello, in primavera ed estate, prendere il Fluisterboot e fare un viaggio sui canali della città, cosi come godere del tanto verde che circonda la città. Per chi volesse visitare Schiedam, questo è il sito della città.

lunedì 25 gennaio 2010

Whakarewarewa, la cittadina dei Maori, dei geysers e delle terme

Whakarewarewa è un nome di origine maori che abbrevia l'espressione Te Whakarewarewatanga O Te Ope Taua A Wahiao, che significa "La rivolta dei guerrieri di Wahaio". Oggi questo nome sta ad indicare una località dell'isola settentrionale della Nuova Zelanda, situata tra la città di Rotorua e il lago di Taupo. Whakarewarewa è famosa sia per la presenza dei Maori, popolo indigeno della Nuova Zelanda, sia per le sue caratteristiche idro-geologiche. Tutta la cittadina è decorata con motivi Maori e le guide che conducono i turisti a visitare la città sono Maori che spiegano la storia dei loro antenati nel villaggio, eseguono danze folkloristiche appartenenti alla loro tradizione culturale, come l'haka, e, talvolta, insegnano a cucinare il cibo nelle sorgenti d'acqua calda, come ad esempio il mais o le uova cotte direttamente immergendole in acqua con un panno. Questa è una della attività che i Maori fanno lì da quando sorse il loro primo insediamento, e che dimostra come le caratteristiche geo-termali della zona abbiano favorito l'insediamento dei Maori, che approfittavano dell'acqua calda proveniente dal terreno anche per il riscaldamento. Oltre al suo legame con i Maori, Whakarewarewa, spesso abbreviata in Whaka dagli abitanti del posto, è caratteristica anche per i suoi geysers, ciascuno con il suo nome, e più di 60 in tutto, di cui 7 oggi ancora attivi, per le sue piscine di acqua termale, più di 500, e per il vapore che esce dalla sua terra. Per chi fosse interessato a conoscere meglio Whakarewarewa, queste sono alcune immagini del posto, questi sono alcuni video girati lì, mentre per chi volesse visitare la cittadina, su questo sito, in inglese, è possibile trovare informazioni utili per la sistemazione in loco.

martedì 19 gennaio 2010

Gli Igbo, etnia del sud-est della Nigeria

L'etnia predominante nelle regioni sud-orientali della Nigeria è quella degli Igbo. In Nigeria essi costituiscono circa il 17% della popolazione, ma vi sono anche Igbo che vivono in altri paesi africani, come per esempio in Camerun e in Guinea Equatoriale. In tutto formano un popolo di circa 50 milioni di abitanti. Nella loro storia essi hanno conosciuto il terribile periodo della deportazione degli schiavi, che ha portato molti Igbo nel territorio oggi degli Stati Uniti, e, più recentemente, una tragica guerra, la cosiddetta Guerra del Biafra, dal 1967 al 1970, con cui essi cercarono di fondare uno stato indipendente dalla Nigeria, ma che invece finì con una loro sconfitta e con successive discriminazioni e violenze brutali nei loro confronti da parte delle altre etnie, uscite vittoriose dalla guerra. In seguito a quella guerra essi conobbero anni di povertà, miseria e in tanti furono costretti ad emigrare altrove. Originariamente l'organizzazione sociale e politica degli Igbo era basata, salvo alcune eccezioni, su un sistema democratico di comunità rette da assemblee costituite da persone normali, senza re o comandanti. La successiva colonizzazione inglese ha importato in queste comunità un sistema di gestione politica e sociale più gerarchico. Il periodo coloniale ha anche accentuato il senso identitario di appartenenza etnica degli Igbo, fino ad allora molto tenue. Molti Igbo vivono di agricoltura nelle aree rurali della Nigeria, e coltivano patate, manioca e taro. La loro lingua è l'Igbo, che conta al suo interno molti dialetti diversi. Questa etnia aveva originariamente un modo particolare di misurare il tempo: 1 anno era costituito di 13 mesi, 1 mese aveva 7 settimane e 1 settimana aveva 4 giorni, e l'ultimo mese dell'anno aveva un giorno aggiuntivo, per un totale di 365 giorni l'anno. All'interno della cultura Igbo, il genere musicale più diffuso è quello dell'highlife, mentre tra gli strumenti tradizionali più usati tra gli Igbo, vi sono l'udu, l'ekwe e l'igba, che sono strumenti a percussione, l'opi, uno strumento a fiato simile al flauto, e l'ogene, costituito da una grande campana di metallo. Gli Igbo sono dei maestri nella fabbricazione di maschere, di legno ma anche di altri materiali, che essi usano nelle festività e in alcune ricorrenze religiose. A proposito di religione, oggi gli Igbo, a causa delle diffusione del cristianesimo successiva alla colonizzazione, sono prevalentemente cristiani, eccetto una piccola una minoranza ebraica, ma un tempo la loro religione originaria era l'odinani, una religione monoteistica che aveva nel "grande spirito" Chukwu il creatore e signore supremo dell'universo. Per conoscere meglio gli Igbo, questi sono alcuni video su di loro e sulla loro cultura.

lunedì 11 gennaio 2010

Agadez, la città di confine

E' chiamata la città di fango rosso, ed è un dedalo di strade sabbiose e costruzioni basse fatte con stile architettonico sudanese. E' Agadez, situata al confine tra il deserto di Ténéré, a ovest, e il massiccio dell'Air, a nord; e il confine è una dimensione che caratterizza questa città anche dal punto di vista antropologico, dato che è il luogo di incontro tra popolazioni nomadi e popolazioni sedentarie, e dal punto di vista politico, dal momento che è una città controllata dalle forze governative, ma abitata anche dai ribelli Tuareg, che hanno un loro importante rifugio nel massiccio dell'Air, ma che sono presenti in gran numero nella città di Agadez, oltre ai nomadi Peul, ai commercianti Haussa, e ad altri gruppi etnici locali. Nel Medioevo e nella seconda metà del secolo scorso, Agadez ha conosciuto 2 fasi storiche di forte crescita diventando uno dei centri commerciali più importanti di questa zona del continente africano. Il secolo scorso fu a causa della scoperta dei giacimenti di uranio, scoperta che però ancora una volta ha arricchito le imprese europee che hanno gestito le estrazioni e non la popolazione del posto, che anzi è costretta ad emigrare in cerca di futuro. Da qui ancora oggi passano decine di migliaia di migranti ogni anno, per arrivare prima in Libia e poi in Europa, come spiega bene un reportage di Fabrizio Gatti, di cui si può vedere qui la prima parte, e qui la seconda. In questa città intrisa di dramma umano, si può ammirare l'architettura tipica delle case, cosi come della grande mosquée, eretta nel 1515 e ricostruita nel 1844, con il suo minareto piramidale, che è simbolo della città e da cui si può ammirare un bellissimo panorama sui monti dell'Air e sul deserto circostante. Il grand marché, il mercato della città, offre uno spaccato di umanità ricca e vivace e mette in mostra diversi oggetti di artigianato tipici della zona, come le croci di Agadez colate negli stampi con il metodo della cera persa, i talismani tcherot, la spada takouba, i sandali colorati samaras, i cuscini in cuoio coussins e le selle da cammello con il pomo a forma di croce. Oltre alle aree del mercato occupate dagli artigiani, vi è anche una zona del mercato riservata ai contadini Tuareg, dove essi vendono la loro frutta e la loro verdura. Un'altra zona molto interessante della città di Agadez è il viex quartier, il quartiere vecchio della città, fatto di strade tortuose, di piccole botteghe e di abitazioni sudanesi con decorazioni ispirate ai motivi geometrici degli Haussa. Per i mattinieri, è interessante anche vedere il mercato dei cammelli, che si tiene di prima mattina. Qui è possibile vedere alcune immagini della città di Agadez.