Prima di diventare le cascate Vittoria, situate al confine tra Zambia e Zimbabwe, questa cascate, ormai note a tutto il mondo, si chiamavano Mosi-oa-Tunya, che, nella lingua del posto, significa il fumo che tuona. Perché questo nome? Perché le cascate, cadendo nella gola alta in media circa 130 metri e molto stretta, generano come una nebbia di gocce d'acqua che pare sia visibile fino a una quarantina di km di distanza perché sale fino a più di 1.600 metri di altezza, e che si combina al fragoroso rumore che le cascate generano cadendo nel dirupo. Da qui il nome Mosi-oa-Tunya, ossia il fumo che tuona. Il successivo e odierno nome fu invece dato dallo scopritore inglese delle cascate che diede ad esse il nome dell'allora regina d'Inghilterra, come era del resto consuetudine. Ma nome a parte, queste cascate sono veramente spettacolari, con il loro km e mezzo di ampiezza e con il fatto che cadono in una gola molto stretta, permettendo a tutti di vedere la loro portata in tutta la sua ampiezza, stando a poche decine di metri sui pezzi di terra dirimpettai rispetto a quelli dove inizia il salto delle cascate. Ma un altro punto emozionante da cui vedere una parte delle cascate e sentire il loro fragore è il famoso ponte che unisce due lembi di terra sopra una gola perpendicolare a quella della caduta delle cascate. Il ponte, che nell'idea dei progettisti doveva essere cosi vicino alle cascate da far arrivare fin sul ponte le loro gocce d'acqua, è sia ferroviario che automobilistico, ma è possibile anche attraversarlo a piedi. Si consiglia di andare a vedere le cascate Vittoria nella stagione delle piogge, in quanto è durante questo periodo che la loro massa d'acqua è maggiore. Per chi ancora non avesse visto le cascate Vittoria, queste sono alcune immagini del posto, mentre questi sono alcuni video girati lì.
giovedì 7 maggio 2015
mercoledì 6 maggio 2015
Tra le case di fango dei Batammariba a Koutammakou
Koutammakou è una regione che va dai territori nord-orientali del Togo fino alle zone del Benin confinanti con il Togo. La particolarità di questa regione è dovuta alle case del popolo Batammariba che la abita. Esse infatti sono fatte di fango ed hanno una forma particolare, quasi a torre, con dei tetti che possono essere piatti o conici. Pensate, si tratta di case che si iniziarono a costruire a partire dal XVII secolo da parte di popolazioni che fuggivano dai rastrellamenti di schiavi ordinati dai sovrani del Dahomey, l'odierno Benin. La maggior parte di queste case, chiamate nella lingua del posto Takienta, sono formate da due piani, il pian terreno e il primo piano, ma ci sono anche case che hanno solo il piano terreno. Ogni casa è destinata ad una sola famiglia. Di fango sono fatti anche i granai che hanno una forma sferica e che tutto sommato assomigliano molto alle case. Queste case, fatte con un materiale naturale come il fango, sono un po' il simbolo del legame che c'è tra il popolo dei Batammariba e la natura, un legame e una voglia di armonia che si rispecchia anche nei rituali e nelle credenze della società. Le case sono riuniti in villaggi, dove, oltre alle abitazioni, ci sono spazi riservati alle cerimonie religiose, ai riti d'iniziazione e alle attività culturali e sportive. Per chi volesse farsi un'idea delle case di fango di Koutammakou, queste sono alcune foto dove è possibile vederle, mentre questi sono alcuni video girati nei villaggi dei Batammariba.
martedì 5 maggio 2015
Göygöl, una cittadina di origine tedesca nel nord-ovest dell'Azerbaijan
Si chiama Göygöl, e si pronuncia quasi come il noto motore di ricerca, ma con il motore di ricerca non ha niente a che vedere. Ha a che vedere invece con le curiosità della storia. Si, perché a Göygöl si è immersi tra le montagne della regione nord-occidentale dell'Azerbijan, ma si cammina tra case che furono costruite dai tedeschi all'inizio del XIX secolo. Oggi di tedeschi non ce ne sono più, in quanto l'ultimo discendente è morto nel 2007, ma tracce della vecchia presenza dei tedeschi sono ancora vive sia nell'architettura, sia nello schema urbano della cittadina. Vi sono infatti ancora circa 300 case costruite dai tedeschi, che sono state recentemente ristrutturate, v'è la chiesa luterana della cittadina e vi sono le vie lunghe e dritte, tipiche del vecchio modello urbanistico tedesco. Ma facciamo un passo indietro nella storia e rituffiamoci nel 1819, quando questa cittadina venne fondata con il nome di Helenendorf da un gruppo di tedeschi, emigrati qui probabilmente in cerca di lavoro. Dopo appena un anno i tedeschi avevano già costruito circa 90 case in pietra, e nel 1911, quasi un secolo dopo, le case erano più di 1.000. Oggi, a Göygöl, vivono circa 19.000 abitanti, tutti, o quasi tutti, azeri. Perché i tedeschi sono scomparsi? Perché durante la seconda guerra mondiale essi furono mandati nei campi di concentramento o di lavoro forzato nell'Asia Centrale o in Siberia e solo una persona si salvò, perché era di origine mista tedesco-polacca; quella persona era quella deceduta nel 2007. La vecchia Helenendorf ha più volte cambiato nome nel corso della storia e anche la popolazione è cambiata e diversi gruppi etnici si sono mescolati per decenni, dai tedeschi, agli assiri, agli armeni, con gli azeri ovviamente. Oggi, a causa di un vicino lago chiamato Göygöl, anche questa cittadina ha preso questo nome e gli abitanti sono fondamentalmente azeri, ma le tracce di un passato multietnico rimangono ancora. Per avere un'idea di cosa sia Göygöl, queste sono alcune immagini della cittadina, mentre questo è un video, in inglese, che racconta la curiosa storia di Göygöl.
lunedì 4 maggio 2015
A Cal Orko più di 5.000 impronte di dinosauri
Si chiama Cal Orko ed è un sito archeologico della Bolivia, vicino alla cittadina di Sucre. A quanto pare un sito molto frequentato dai dinosauri milioni e milioni di anni fa, dato il numero di impronte lasciate da questi animali sul posto. Recentemente è rinvenuta una lastra di calcare, lunga più di un km e alta circa 100 metri, con più di 5.000 impronte di 450 specie diverse di dinosauri vissuti più di 60 milioni di anni fa. Ma Cal Orko non è l'unico posto boliviano dove sono rinvenute impronte di dinosauri, se, a quanto pare, in tutta la Bolivia se ne possono trovare circa 10.000, facendo diventare il Paese sudamericano quello con il maggior numero di impronte di dinosauri. Ciò sarebbe dovuto all'attività tettonica di alcune regioni della Bolivia, e alle conseguenti frane da essa provocate, che, lungo il corso degli anni, hanno contribuito a far rinvenire alla luce queste impronte conservatizi per milioni di anni sottoterra. Qui vi sono le immagini delle impronte rinvenute a Cal Orko.
domenica 3 maggio 2015
Monticchiello, piccolo borgo medievale nel senese
Si chiama Monticchiello ed è un piccolo borgo medievale del comune di Pienza, in provincia di Siena, nella Val d'Orcia. Perché Monticchiello merita di essere visitato? Per vari motivi. Intanto, la sua posizione, nel bel mezzo della campagna senese, lontano dalle grandi arterie stradali, lo rende qusi un posticino fuori dal mondo; tutto il borgo, che sorge su una collina, è circondato da prati, vigneti e da una fila di cipressi che affianca l'unica strada che porta al borgo. E poi le sue viuzze intricate, ma anche le sue piazze e i suoi slarghi pavimentati a pietrale, le sue case in pietra e mattoncini, cosi curate dagli abitanti del posto, con gli immancabili vasi di fiori freschi appena fuori dalle abitazioni. Inoltre c'è da visitare Porta sant'Agata, la porta principale da cui si entra nel borgo, con arco a sesto acuto e difesa
da due torri; c'è da vedere quello che rimane della vecchia rocca e delle vecchie mura di cinta, salendo le quali è possibile godere di un fantastico panorama della campagna circostante, soprattutto all'alba e al tramonto. In cima al borgo c'è la torre del cassero, della seconda metà del XIII secolo. Per gli appassionati di arte, c'è poi da visitare la chiesa dei santi Leonardo e Cristoforo, del seconda metà del XII secolo, che ospita un dipinto con la Madonna con il Bambino di Pietro Lorenzetti. Pensate, a Monticchiello vivono solo poco più di 200 persone, ma molto intraprendenti, dato che ogni anno organizzano diverse iniziative, tra cui una, in particolare, è più nota di altre: il cosiddetto Teatro Povero; ogni estate, tra luglio e agosto, gli abitanti di Monticchiello si trasformano in attori che recitano se stessi e danno vita ad una serie di spettacoli teatrali dove essi raccontano della propria vita e collegano fatti di attualità con aneddoti e storie della cultura di Monticchiello. Per chi volesse organizzare una gita a Monticchiello, questo è il sito del borgo, con le varie iniziative che vi si svolgono, qui si possono vedere delle immagini del borgo, mentre questi sono alcuni video girati lì.
La Cutura, il giardino botanico nato dalla pietra
Sono solitamente considerati inconciliabili, o quanto meno poco compatibili, la pietra e la flora, eppure nel giardino botanico de La Cutura, a Giuggianello, in provincia di Lecce, queste due componenti della natura si mescolano insieme andando a formare un mix di paesaggi incantevoli, profumi delicati e curiose rarità. Si, perché questo giardino botanico è il rifacimento di un'antica tenuta di campagna di fine ottocento, dove la pietra la faceva da padrone. Il nome stesso del giardino rievoca la pietra, perché cute nel dialetto del posto significa proprio pietra. Il giardino si suddivide in 14 aree diverse. C'è ovviamente il Giardino Roccioso, dove rocce, cactus, agavi e opuntie danno vita ad un paesaggio affascinante; il Borgo Antico è invece la parte più antica della Cutura e la sua costruzione risale alla metà del settecento; c'è l'area dei cactus in fiore e la serra delle piante grasse e succulente, con circa 500 esemplari di piante grasse e tropicali originarie di Paesi africani e dell'America Latin; c'è il Giardino Mediterraneo, con tutte quelle piante che vanno a formare la cosiddetta macchia mediterranea; c'è il Giardino all'Italiana, con aiuole geometriche di bosso e di pittosforo; il Giardino dei Semplici ospita invece le piante aromatiche ed officinali (canfore, salvie, mente, artemisie ecc.); c'è poi il Giardino dei profumi, che ospita alberi, piante e fiori che nel corso delle varie stagioni emanano deliziosi ed inebrianti profumi; un'area imperdibile è il Giardino Segreto, in quanto esso custodisce le piante più rare in luoghi nascosti, e in cui una vecchia cava tufacea ospita le
conifere nane, gli agrumi rari, le gorgonie, le eritrine, e tante altre piante insolite; il corollario del Giardino Segreto è il Giardino Segreto degli animali, con animali da cortile; c'è il roseto, con oltre 100 tipi diversi di rose; c'è il bosco di lecci con querce settecentesche; infine non poteva mancare il Laghetto, con bellissime collezioni di piante acquatiche, ninfee e fior di loto; c'è poi uno spazio chiamato il Giardino Botanico - Le 4 stagioni, una galleria fotografica dove, in ognuna delle 4 stagioni, vengono inserite le foto più belle relative a quella stagione. Per chi volesse conoscere ancora più da vicino il giardino botanico de La Cutura, questo è il sito del giardino, mentre qui si possono vedere dei video girati lì.
sabato 2 maggio 2015
Lahij, il villaggio del rame
Si chiama Lahij ed è un piccolo villaggio della regione nord-orientale dell'Azerbaijan chamata Ismayilli, situato sulla riva sinistra del fiume Ghirdiman e sulle pendici della catena montuosa di Niyal. Qual è la principale particolarità di questo piccolo villaggio? Il rame, materiale con cui gli artigiani del posto fanno oggetti di ogni tipo, ma oggetti di tale valore e caratura da essere poi contenuti e mostrati in musei di mezzo mondo, dal Museo Russo di Etnografia di San Pietroburgo, al Museo dei Popoli dell'Est di Mosca, fino ad arrivare al Louvre di Parigi, senza dimenticare il museo di casa, il Museo di Storia Nazionale dell'Azerbaijan. In questi musei sono contenuti più di 80 tipi diversi di oggetti costruiti in rame. In Azerbaijan vi sono altre città dove si lavora il rame, ma Lahij è particolarmente nota per questo, e ovviamente per chi visita questo villaggio c'è la possibilità di vedere all'opera gli artigiani del posto durante la lavorazione del rame, dato che le case del villaggio solitamente hanno i laboratori aperti sulla strada a pian terreno. Ma oltre alla lavorazione del rame, Lahij è curioso come villaggio anche per altri motivi. Intanto l'aspetto caratteristico di case e strade, tutte pavimentate con rocce di fiume; le case inoltre hanno tutte una particolare struttura in pietra e legno completamente antisismica, che è ciò che ha permesso al villaggio di rimanere intatto nonostante i numerosi terremoti che si hanno in zona; un altro aspetto interessante di questo villaggio è il suo sistema fognario, che sembra essere uno dei più antichi al mondo, dato che si dice risalga a più di 1.000 anni fa; e poi ancora un altro elemento di curiosità: la lingua, un dialetto del tati, una lingua di origine persiana, mentre la lingua azera gli abitanti di Lahij la usano come seconda lingua; infine un altro aspetto curioso di questo villaggio è il fatto che, pur essendo Lahij abitato solo da poco meno di 1.000 abitanti, questa piccola popolazione è a sua volta suddivisa in 3 categorie, che si chiamano Baadvan, Azavarro e Araghird; ciascuno di questi tre gruppi, distinti per il tipo di artigianato che svolgono, ha la sua propria piazza centrale, la sua moschea, il suo hammam e il suo cimitero; come a dire, quasi tre comunità distinte. Ma non si deve pensare a lahij come ad una città divisa e chiusa, perché essa invece è, a quanto si dice, una città molto aperta, dialogante e accogliente. Chi avesse intenzione di fare una scappatina a Lahij, può intanto guardare queste immagini e questi video,
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